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La parola è al centro del progetto dell’Ipotesi di Aspen.
La melodia e l’armonia, ne sono il guscio duro e permeabile.
La riflessione affidata alla parola, la sua sensibilità argomentativa e emozionale sono approfondite e protette da un involucro di suoni e di arrangiamenti denso e rarefatto.

La speranza è il nocciolo della vita dell’Ipotesi di Aspen.
La determinazione ostinata a trovare una crescita, una sincerità, una strada piccola ma potente per cambiare lo stato delle cose.La fiducia nella musica e la sua condivisione ne sono la polpa che lo circonda e lo nutre.

La comunicazione musicale dell’Ipotesi di Aspen racconta la storia di una costruzione collettiva che si traduce in un’esecuzione collettiva, che non lascia spazio all’inutile sproloquio solistico. Le esperienze, le voci di ciascuno strumento sono uniti al servizio di una canzone moderna e senza tempo. La collaborazione e la ricerca dello studio di composizione e registrazione desiderano tradursi in manualità, creatività, fragore nell’espressione live.

L’ipotesi di Aspen è un collettivo di creativi impegnati tanto nella musica quanto nella letteratura. Da diverso tempo nella scena romana mescolando esperienze con il movimento indie ed il mondo accademico.

Dopo l’esordio negli anni zero con la produzione artistica di Toni Armetta (bassista compositore per Mauro Pagani, Banco del Mutuo Soccorso, ecc.) e le collaborazioni con Riccardo Tesio dei Marlene Kuntz (nel progetto SonetSenz) a Giugno 2012 collezionano oltre 32.000 download con il singolo “Merli in Bocca”, brano inserito nella compilation “Articolo Uno” prodotta dal Consorzio ZdB per il quotidiano l’Unità.
Dicembre 2012 finalisti al Premio De Andrè con un nuovo brano, “La Terapia” ascoltabile e votabile presso il sito di Repubblica.
Il cantautorato nell’epoca dell’indie e del post rock.

< se poi non riesci più a digerire quelle pappette omogeneizzate, rassicuranti, apparentemente innocue, quelle pappette insostenibili comprate al supermercato dell’arte e riscaldate senza amore da cuochi senza cuore, e adesso hai fame di canzoni cotte a legna, suoni croccanti, parole nutrienti, di pane servito con un po’ di bellezza; 

se i tuoi occhi sono stanchi di scivolare su superfici lucide e abbaglianti, e preferirebbero invece distendersi in un sguardo obliquo, che penetra il dettaglio trascurato e gode della porosità dell’esistente; 

se non ne puoi più di quest’assedio di rumori e silenzi, di solitudini e folle, di consensi passivi e consumi coattivi, di macchine della banalità, del pettegolezzo, della sciatteria, e vorresti uscire dalle mura poggiando una mano sopra la speranza stessa e nel salto improvviso sollevarti sul peso, sull’inerzia, sull’opacità del mondo… allora, forse, è il caso che ci incontriamo. Tu porta le orecchie, il cervello e la meraviglia, noi portiamo il vento che suona tra le foglie leggere del pioppo, e la terra in cui si spingono le sue radici profonde >

SILLABARIO MINIMO
(L’ipotesi di Aspen: guida alfabetica all’ascolto)

 

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